AGITATORI CULTURALI

Intervista a Giorgio De Mitri – Modena
di Pietro Rivasi

Giorgio De Mitri è un agitatore culturale, o come ama definirsi lui stesso un "facilitatore di idee", ai vertici della scena internazionale dei creativi da più di 30 anni. È stato anima e cuore di eventi passati alla storia come De.Fu.Mo e The Bridges of Graffiti
Chi
Giorgio De Mitri
Città
Modena

Intervista a Giorgio De Mitri – Modena

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AGITATORI CULTURALI

Intervista a Giorgio De Mitri – Modena
di Pietro Rivasi

Giorgio De Mitri è un agitatore culturale, o come ama definirsi lui stesso un "facilitatore di idee", ai vertici della scena internazionale dei creativi da più di 30 anni. È stato anima e cuore di eventi passati alla storia come De.Fu.Mo e The Bridges of Graffiti
Chi
Giorgio De Mitri
Città
Modena
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Le fotografie presenti nell’intervista sono state scelte e inserite dalla redazione di Urbaner.

Quando hai sviluppato interesse verso il writing e/o arte urbana più in generale?

Difficile stabilire un momento preciso… la parola scritta mi ha sempre affascinato, soprattutto se resa in maniera “altra”.
Ricordo un bellissimo libro di Paul Eluard (illustrato da Picasso, Chagall, Juan Gris, J.Villon, F. Léger, G. Braque, G. de Chirico, P. Klee, Max Ernst, Joan Miro, Y. Tanguy, André Masson, A. Beaudin, Man Ray, R. Magritte, S. Dali, Balthus, Léonor Fini, O. Dominguez, F. Labisse, Fautrier, Dubuffet, Chaste), VOIR scoperto sugli scaffali della libreria di casa da bambino, sicuramente quello ha contribuito a destare un certo interesse.

Come era la situazione a Modena, riguardo queste forme d’espressione, ricordi se c’erano già segni riconducibili a questi movimenti? 

Non ricordo di tag o pezzi particolari…

Quali sono i primi segni che hai visto dal vivo e ti hanno colpito e perché?

Il primo segno che ricordo era una scritta in via Luigi Riccoboni: VIETATO VIETARE.
Era scritto in stampatello, tutto maiuscolo, nessun problema a decifrarlo… la grafia era bellissima!
Andiamo indietro, erano i primi anni settanta e lo slogan suona ancora attuale dopo più di 50 anni.
Penso sia stato un “Segno” anche alla luce di come mi sono evoluto e dei reperti che sono emersi negli anni, dal libretto Le Tracce di Franco Vaccari al catalogo di 1984 – Evoluzione e rigenerazione del writing passando per gli artisti che Pietro Rivasi ha portato a Modena per Icone  fino a questo nuovo progetto di cui credo questa intervista/ricerca faccia parte.

Come dicevo la parola scritta mi ha sempre affascinato e, per me, funziona da sottotitolo, complementare al mio modo di Vedere e di camminare la Terra.
Dalle parole di Eluard illustrate dai grandi del secolo scorso, al prefisso telefonico di Modena vergato sulle cabine elettriche della nostra città natale, il percorso è lungo e tanta strada rimane da percorrere…

Una tag 059 - Foto archivio Urbaner
059, il “prefisso telefonico” vergato per le strade di Modena – Foto archivio Urbaner

Credi che ci siano stati dei locali o delle situazioni, istituzionali o meno, che possano aver contribuito al loro sviluppo in città?

Se parliamo di luoghi, in primis la Palazzina dei Giardini, poi l’Archimede, il San Geminiano ed infine il Graffio.
Se parliamo di persone, senza Oscar Goldoni non ci sarebbe stata la Galleria Civica ed io non avrei avuto la fortuna di innamorarmi della fotografia ed in particolare di quella legata al lavoro degli artisti.
A lui associo un’immagine, quella di Keith Haring arrampicato su una rete, con un paio di Jordan ai piedi, che riassume perfettamente il mio percorso di vita.
Con Marcello Targi Parmeggiani, per MenteLocale, nel giugno del 1989, eravamo appena andati ad intervistare the radiant baby a Pisa, mentre dipingeva il famoso TuttoMondo. Rivederlo, dopo pochi giorni, in quella fotografia è stata una sorta di illuminazione.

Oscar e quella mostra dedicata al lavoro di Gianfranco Gorgoni mi hanno cambiato la vita. La sede espositiva era la Palazzina dei Giardini, lo stesso spazio dove Marco Pierini mi ha invitato a curare e produrre Kindergarten 22 anni dopo e dove Fausto Ferri ha dato a Pietro Rivasi l’opportunità di curare e produrre 1984.
Quando si parla del potere di un luogo e della forza delle persone!
Basta andare a rivedere il catalogo di quella mostra e pensare al titolo del libro più famoso di Gorgoni, Beyond the Canvas, per intuirne i perché.
Ho sempre associato il lavoro dell’artista alla sua persona, giusto o sbagliato che sia.

Quasi tutti i miei artisti preferiti sono miei amici e le loro opere mi accompagnano quotidianamente.
Sui muri della Palazzina del Vigarani c’erano molti dei protagonisti di quella che era diventata la mia passione: la cultura contemporanea nei suoi interpreti più significativi, da Keith Haring a Bob Marley.
Oscar, che Dio lo benedica, mi aveva concesso di stampare la foto di Gorgoni che ritraeva Marley che avevo poi regalato alla mia compagna di studi(o), Patty Di Gioia, per il nostro sesto anniversario.

Quella foto assomiglia moltissimo ad un’altra immagine che adoro, Stacy Peralta sulla tavola ritratto da Craig Stecyk: in entrambe il volto dei protagonisti non si vede neppure, i capelli ed il movimento della testa sono al tempo stesso spectrum e punctum. (Qui la foto in questione)
Entrambe fanno parte della mia raccolta e rappresentano due momenti fondamentali della mia vita, uno legato alla musica e l’altro allo skate e alla sua matrice, il surf.

The Big Wednesday mi ha profondamente influenzato e Get Up Stand Up purtroppo è attualissima, oggi più che mai.
All’Archimede, in via Cesalpino, sempre nel 1989 se non vado errato, grazie ai ragazzi del Progetto Mezz, erano stati invitati DeeMo e ZeroT per un pezzo meraviglioso, su un muro del giardino di dimensioni notevoli, che purtroppo è stato smantellato.

DeeMo poi aveva fatto un altro pezzo, questa volta su pannelli di legno, sempre con i ragazzi dell’Archimede, durante l’estate dei cortili, nel chiostro del San Geminiano: DO THE RIGHT THINGS. (Credo sia conservato al Letargo, luogo di ritrovo dei Ritmopolitan).
In quello stesso cortile avevo trascorso ore e ore a leggere i fumetti che Daniele Iori aveva donato alla biblioteca: lì ho scoperto Andrea Pazienza che, in quanto a segno, non è secondo a nessuno.
Gli stessi artefici dell’Archimede poi, una volta trasferitisi in via del Lancillotto in quello che era stato il Graffio, avevano dato vita ad un nuovo progetto, il NAIN/MORE. Per caratterizzare gli spazi avevano commissionato a ZeroT un altro pezzo: MAJOR FORCE, che poi è stato coperto da Delta durante la jam session di DeFuMo. (so it goes)

Parete esterna del More, lato cortile, prima di De.Fu.Mo. autore sconosciuto - Foto Archivio Francesco Bevini
Parete esterna del More, lato cortile, prima di De.Fu.Mo. autore sconosciuto – Foto Archivio Francesco Bevini
Parete esterna del More, lato cortile, prima di De.Fu.Mo. autore sconosciuto - Foto Archivio Francesco Bevini
Parete esterna del More, lato cortile, prima di De.Fu.Mo. autore sconosciuto – Foto Archivio Francesco Bevini. Altre foto di questa parete sono pubblicate qui.

Per quello che mi riguarda ho sempre collaborato con le stesse persone: Giordano Cuoghi, Gianni Carbonara, Maurizio Zilibotti e Nino Toselli che, assieme alle loro compagne, erano le pietre angolari del Progetto Mezz.

DeFuMo per me è stato e resta un progetto interessantissimo anche a distanza di 20 anni: come sei arrivato ad aver voglia di fare qualcosa del genere a Modena e quale è la tua percezione rispetto all’impatto avuto sulla città?

DeFuMo nasce dall’esigenza di difendere i muri del Graffio, diventato NAIN/MORE appunto.
L’idea di lavorare con 3 “giganti” del writing si è sviluppata durante un incontro con Futura, Delta e Mode2 a Parigi.
Per chi, come me, ha vissuto a Modena negli anni ’80, il Graffio e tutto quello che ruotava attorno alle menti creative che hanno dato vita a quell’esperienza, Alessandro Jumbo Manfredini, Fabrizio Biccio Maselli, Mauro Tesauro, Francesco Ricci, Giorgio Tavernari, Filippo Partesotti, Alberto Bobbera, Andrea Barbieri, Renzo Masterfunk e tutti quelli citati nel famoso manifesto di recente esposto a Dilettanti Geniali, ha rappresentato una vera e propria epifania.

Il sapere minacciati i muri che avevano ospitato tanti bei momenti e tante persone a me care mi ha spinto a fare qualcosa.
I ragazzi del NAIN/MORE si sentivano in pericolo rispetto alla continuità che avevano garantito al Graffio e Delta, Futura e Mode2 hanno saputo cogliere il mio invito nel modo migliore.

La loro generosità, unita a quella di coloro che sono passati da via del Lancillotto durate quei giorni, chi a fotografare, Enzo e Paolo Ragazzini, chi a filmare, Claudia Tosi e Paolo Freschi, chi a portare vestiti, Luca Benini, chi a suonare dischi, Fraser Cooke, ci ha consentito di dare vita ad un esperimento che ha coinvolto tantissimi amici: da quei giorni sono usciti un sito, un film, un DVD, un pack con 3 tee shirts, un libretto, il tutto autofinanziato e distribuito a titolo gratuito.
Senza contare che, ancora oggi, quei muri sono ancora in piedi e le tracce di quella jam ben visibili… tutto questo nonostante i Parcita, i cocktail micidiali serviti da Pino Nerilli!

Recentemente, nell’agosto del 2019, abbiamo dato vita ad una reunion, in Borgogna, in occasione del Festival Art on the Roc, dove i nostri tre eroi hanno dipinto due pareti monumentali.
Il risultato è stato strepitoso e, durante quei giorni, mi sono accorto che l’eco del lavoro fatto assieme a Modena è ancora fortissimo, anche a distanza di vent’anni.

Il film del nuovo episodio di DeFuMo è attualmente in fase di montaggio, Il materiale è stato girato da Marco Molinelli, Paolo Freschi e Paolo Cattani. Lo sto curando assieme a Nicolò Faietti che ci ha accompagnato per fotografare il lavoro. Nico è un artista poliedrico in cui credo molto e che sta lasciando segni nuovi in giro per la città.

Defumo, Beautiful losers, Kindergarden, Bridges of graffiti: si può dire un percorso o sono state esperienze scollegate, per quanto certamente con tanti punti in comune?

Sono tre delle tante tappe di un percorso umano ed intellettuale.
Nel 1989 avevo commissionato a Nicola Peressoni aka DeeMo un articolo sul fenomeno del writing per quella che è stata la mia prima esperienza editoriale, una rivista edita dalla casa editrice Intellighetsia che Ettore Zanfi mi  aveva chiesto di dirigere: MenteLocale.
Erano i tempi della Biennale per Giovani Artisti ospitata da quella Bologna in cui avevo studiato e dove DeeMo ed i sodali dell’Isola del Kantiere stavano vivendo un’esperienza unica che poi, un paio di anni dopo, avrebbe portato all’uscita di Stop al Panico, titolo che di questi tempi è tornato prepotentemente di moda.
Io ero a Bologna per girare Musica per Vecchi Animali di Stefano Benni e Umberto Angelucci e un amico comune, Francesco Martorelli, ci ha presentato.
DeeMo da quel momento è diventato il mio referente “primo” per quello che riguarda il writing.

Io non ho mai dipinto e non sono mai andato “fuori”: yard, treni, muri illegali non fanno parte del mio bagaglio.
Indispensabile quindi poter fare affidamento su qualcuno che ha maturato i propri gradi sul campo.

A lui si sono uniti altri, nel tempo: ZeroT,  Futura e Stash e a seguire Mode2 e Delta, Reas, Bean, SKKI, Jay, Doze, Teach, Eron… c’è sempre da imparare da chi si mette in gioco costantemente!
Detto questo le esperienze che hanno contraddistinto il mio cammino sono costellate dalle stesse figure: a quelli di cui sopra si sono aggiunti tanti altri nel tempo, Kostas Seremetis, Phil Frost, Tom Sachs, Aaron Rose, Steve Lazarides, Danijel Zezelj… senza parlare di fotografia e design per non andare fuori tema!
Questo per quello che riguarda lo scorso millennio.
DeFuMo, nel 2000, Kindergarten, nel 2011, e The Bridges of Graffiti, nel 2015, nascono dalle stesse matrici e si espandono grazie alle nuove esperienze maturate nel tempo, grazie al manipolo di persone di cui sopra.

Os Gemeos all'ex AMCM, Modena 2005
Os Gemeos all’ex AMCM, Modena 2005
Os Gemeos al More, Modena 2005
Os Gemeos al More, Modena 2005
Nina all'ex AMCM, Modena 2005
Nina all’ex AMCM, Modena 2005

Il lavoro di Os Gemeos l’ho scoperto grazie a Allen Benedikt, nel 1998 su una rivista americana, 12oz Prophet. Quando è venuto il momento di coinvolgere i gemelli brasiliani in un progetto articolato come Joga Bonito, 2004, è stato Mode2 a farmi da tramite e da garante.
Anche loro sono passati da Modena ed alcuni segni sono ancora visibili, guarda caso su gli stessi muri di via del Lancillotto. (Quelli all’ex AMCM invece sono stati spazzati via dalle demolizioni)

Una fase delle demolizioni nell'area ex AMCM - Foto archivio Stefano Soranna
Una fase delle demolizioni nell’area ex AMCM – Foto archivio Stefano Soranna

Sempre Mode2 mi ha presentato Todd James aka REAS, Barry McGee aka TWIST e Stephen Powers aka ESPO in occasione della loro partecipazione alla Biennale di Venezia con l’installazione STREET MARKET, nel 2001.

Reas è stato prezioso nell’aiutarci ad inquadrare il raggio d’azione di The Bridges. E qui torna fuori il discorso della fotografia: senza il lavoro di Martha Cooper e di Henry Chalfant sarebbe impossibile ripercorrere i movimenti di questi fenomeni.
Ancora Mode2 per quello che riguarda la BBC: SKKI e JayOne li ho incontrati grazie a lui.
Stessa cosa dicasi per Eron: è stato DeeMo, assieme a Luca Barcellona aka Bean, ad avere l’intuizione di associarlo al progetto di The Bridges of Graffiti.
Non finirò mai di essere loro grato.
Beautiful Losers si inserisce su un filone parallelo, legato a persone diverse, in particolare ad Aaron Rose ed al gruppo di artisti a lui legato.
I punti in comune sono dati dagli artisti che hanno partecipato a tutti questi progetti, Futura, Reas, Tom Sachs, Craig Stecyk, Ed Templeton, Os Gemeos, giusto per nominare alcuni di quelli con cui ho collaborato durante questi ultimi vent’anni.
Per altri ancora i percorsi sono differenti, ad esempio per José Parla aka EASE, che proprio ieri ha inaugurato la prima personale al Brooklyn Museum.
In comune a tutti gli artisti c’è una cosa: grazie alla tavola, a tutti piace molto passare del tempo a Modena, famoso lo slogan coniato da Mode2: “We Work for Food”!
Devo dire che Giancarlo Rubaldi assieme a Franca, con i loro panini del Bar Schiavoni, e Massimo Bottura e Lara Gilmore, con l’Osteria Francescana e la cucina che li ha resi famosi nel mondo, sono stati perfetti complici dell’amore che tanti di loro hanno sviluppato per la nostra città.

Hai una opinione rispetto al modo nel quale queste forme si sono evolute nell’arco degli anni, fino ad oggi?

Se guardo i progressi che stanno facendo gli artisti a cui mi sento maggiormente legato resto affascinato dalla capacità di evolversi di ognuno di loro.
Prendi uno qualsiasi dei partecipanti a The Bridges: che sia l’ultimo pezzo fatto da Mode2 per la mostra WALLS a Berlino, la BMW personalizzata da Futura o le macchinine di Delta per Matchboxes o ancora il quotidiano profluire di immagini “umanetroppoumane” sul feed Instagram di SKKi, la capacità di inventare nuovi percorsi, dove lo spirito e l’anima di ognuno di loro resta perfettamente riconoscibile, è incredibile.
Non importa il medium, quello che mi interessa è la carica emotiva che si porta dietro il lavoro dell’artista.

La commozione che ho provato e continuo a provare do fronte ai (capo)lavori di Eron è indescrivibile… i tappeti che sta preparando ZeroT per la mostra dalla Galleria Armocida sono meravigliosi!
Spero non finiranno mai di divertirsi e di stupirmi…
Diverso è il discorso legato all’evoluzione del mercato e alla percezione del lavoro degli artisti correlato alla diffusione del fenomeno dei social media.
Se osservo il valore odierno di mercato di Kaws o di Banksy mi sorgono spontanee riflessioni che non credo sia il caso di condividere in questa sede.

C’è un pezzo o anche soltanto una firma, che per te meriterebbe di essere riconosciuto istituzionalmente come rilevante dal punto di vista socio-storico-artistico-culturale per lo sviluppo di queste forme d’espressione?

The Break, la carrozza dipinta da Futura nel 1980, credo possa fungere da spartiacque. Se parliamo di Storia dell’Arte. Se invece intendevi un pezzo sui muri di Modena allora direi quello di Blu ed EricailCane sul Palazzetto dello Sport in viale Monte Kosica. E naturalmente i muri del Graffio dipinti da DeFuMo e OsGemeos.

Blu ed Ericailcane per Icone 2011, Modena
Blu ed Ericailcane per Icone 2011, Modena

Siccome questa ricerca si concentra sulla nostra regione, vorrei chiederti di condividere qualche ricordo/pensiero su Slam Jam,  una realtà con una influenza enorme rispetto alla diffusione della street culture, seppure nata e cresciuta in una città piuttosto piccola..

Io e Luca Benini, padre fondatore di SlamJam, stiamo facendo un percorso comune. La “strada” principale è la stessa, con tante biforcazioni, e si ricongiunge spesso e volentieri.
Luca commissionava i primi lavori a DeeMo e ZeroT per le sue linee d’abbigliamento quando io commissionavo a DeeMo il pezzo per MenteLocale. Parliamo della fine degli anni 80 ed ancora non ci eravamo incontrati!
Siamo amici da trent’anni e molte delle avventure le abbiamo vissute assieme.
Ad unirci è stato un’altra figura fondamentale di questo mondo: Renzo Cognini aka L.L.TheTeacher.
Con Renzo e Luca, nella prima metà degli anni ’90, abbiamo viaggiato in lungo e in largo alla scoperta di nuovi talenti e durante queste peregrinazioni siamo venuti in contatto con quella che è diventata la nostra famiglia allargata artificiale.
Luca è un grande appassionato di musica e di costume ed ha sempre lasciato a me il timone per quello che riguarda l’arte contemporanea, in particolare per quello che riguarda le mie grandi passioni, i libri, le riviste, la grafica, la pittura, la scultura, la fotografia e il design.
Mi ha sempre supportato nelle mie iniziative editoriali, CUBE ad esempio lo ha sempre visto partecipe, dalle prime pagine pubblicitarie dedicate ai marchi che importava dall’estero alla tee disegnata da Shawn Stüssy, altro artista dotato di un segno decisamente riconoscibile, dalle tee shirts del NAIN con il faccino (puppet si può dire?) disegnato da ZeroT al pack illustrato da sua figlia Giulia.
Con Luca abbiamo facilitato mostre splendide: Fuck You All con Glen E.Friedman al Museo Laborario di Arte Contemporanea di Roma la prima, nel 1998, ancora grazie all’intuizione di DeeMo e alla curatela di Rita Luchetti Bartoli.

A quella ne sono seguite tante altre.
Con Luca abbiamo organizzato God Save the Godfellas a Firenze con Futura e Stash grazie all’aiuto di Marc Fraser Cooke che con loro aveva appena curato a Londra Contents Under Pressure.
Con Luca abbiamo dato vita a P.S., Project SlamJam, dove abbiamo collaborato con gli amici più cari: Delta, Futura, Boogie, Kostas Seremetis, Shawn Mortensen, Antoine LeGrand, Misha e Shauna Hollenback
Luca mi è sempre stato vicino anche nelle avventure più complesse: Beautiful Losers in particolare ha potuto beneficiare di un suo importante contributo economico che ci ha permesso di portare la mostra in Italia.
Senza contare tutti quegli eventi che si sono potuti realizzare grazie al nostro contributo, da Indelebile, a Rimini nel 1994, alle varie edizioni dello SlamTrick, progettato da Giovanni De Marchi assieme a Giorgio Zattoni e Marco Marzocchi a Marina di Ravenna, con artisti del calibro di PusHead, Phil Frost, Tanino Liberatore, solo per citarne alcuni e rimanere in regione.
Se vai a visitare i suoi spazi a Ferrara trovi i frutti della nostra “comunione” praticamente ovunque.
Da Jun Takahashi e Madsaki a Misha Hollenback, da Shawn Mortensen a John Barnard, i “segni” sono innumerevoli…