“Street art mediatica”

31 Ottobre 2025 by Gianmario Sannicola
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A seguito degli interventi realizzati da TV Boy su alcune superfici cittadine nei giorni scorsi e dei numerosi articoli comparsi sulla stampa locale, abbiamo ritenuto opportuno confrontarci internamente per valutare la possibilità di esprimere anche il nostro punto di vista sul tema.

L’occasione si è presentata con la pubblicazione, su La Gazzetta di Modena, di un ampio approfondimento dedicato all’arte urbana in città, all’interno del quale sono state riportate alcune nostre riflessioni.

Di seguito condividiamo integralmente il nostro contributo, nella speranza che possa aiutare a chiarire alcuni aspetti che, nella versione cartacea, potrebbero non essere stati pienamente colti o prestarsi a fraintendimenti.
Auspichiamo inoltre che data la rilevanza dei temi trattati possa fornire spunti per un confronto più ampio, per il quale restiamo a disposizione tramite i nostri canali social.

Cogliamo l’occasione per ribadire lo scopo della mappatura digitale che stiamo portando avanti: il nostro intento è sopratutto segnalare luoghi che abbiano avuto, o abbiano tuttora, un’importanza storica per lo sviluppo delle controculture.

Spesso si tratta di spazi di aggregazione non più attivi, muri abbattuti o ripuliti, tracce dimenticate dai più.

Non è mai stata nostra intenzione creare uno strumento per tour guidati né una raccolta di luoghi “instagrammabili”.

A questo proposito, anticipiamo che presto migreremo una versione aggiornata (e ancor più coerente con questa visione) su OpenStreetMap, così da rendere la piattaforma il più possibile eticamente vicina alle nostre sensibilità.

TvBoy - Urbaner - Modena

TvBoy è oggi conosciuto principalmente come uno dei rappresentanti di quella che potremmo definire “street art mediatica” in Italia: lavori collocati in punti strategici, immediatamente promossi attraverso comunicati stampa e campagne sui social network. Un approccio che ha poco o nulla a che fare con quello della cosiddetta street art sviluppatasi attorno alla seconda metà degli anni ’90 e che ha avuto un forte impulso in Europa.
Un movimento che ha avuto un epicentro importante anche a Milano, all’inizio degli anni 2000, alcuni dei cui protagonisti hanno poi partecipato alla — per certi aspetti controversa — mostra Street art sweet art, ospitata dal PAC, e realizzato gli interventi oggi sottoposti a tutela negli spazi del Leoncavallo chiamati “Dauntaun”.
Tra questi anche TvBoy.

La deriva rispetto al fenomeno originario, legato alle dinamiche del writing — dove si assisteva a una vera “invasione dello spazio pubblico” — lascia oggi spazio a interventi spot e offre l’occasione per riflettere su come chi usa la strada per fare arte investa soprattutto in marketing e comunicazione. Forse per timore che l’opera passi inosservata o venga rimossa troppo presto, le si dà un aiutino, snaturando però l’aspetto innovativo del movimento. Ma tempi, strumenti e obiettivi cambiano — e le strategie pure.

TvBoy - Urbaner - Modena
TvBoy - Urbaner - Modena

Gli interventi realizzati a Modena da TvBoy con la tecnica del poster non sono quindi murales, se con questo termine si intende il muralismo contemporaneo, ma un trittico realizzato senza autorizzazione su diverse superfici urbane.
Il murales, invece, nasce di norma su pareti concesse da istituzioni o privati, e questo comporta un diverso atteggiamento nelle fasi successive della “vita” dell’opera: ciò che è realizzato senza permessi deve “maturare” in strada, seguendo il suo corso naturale, mentre le opere commissionate andrebbero considerate, a nostro parere, a tutti gli effetti arte pubblica e come tali gestite nel tempo.

Questo evidenzia uno dei principali problemi che città come la nostra si trovano oggi ad affrontare: un patrimonio di opere commissionate nel corso degli anni, che non si è in grado di gestire anche per la mancanza di strumenti giuridici adeguati.
Al contrario, interventi come quelli di TvBoy vengono solitamente etichettati dai media come “imbrattamento”, in linea con quanto prevede il codice penale. È interessante però notare come, in questo caso, la stampa locale ne parli come di qualcosa da “conservare”. Un cambiamento di percezione che probabilmente si deve alla presenza di un comunicato stampa, a milioni di follower e a un’estetica figurativa che ritrae volti noti della città, elementi che finiscono per mettere in ombra tutto il resto.

La street art è, per sua natura, un’espressione effimera: le opere nascono in spazi pubblici esposti all’usura, alla stratificazione e alla cancellazione da parte delle autorità. Per questo riteniamo che, indipendentemente dal loro valore artistico, quando sono realizzate senza permessi non debbano essere oggetto di tutela, poiché ciò contrasterebbe con la natura stessa della corrente artistica a cui appartengono.

TvBoy - Urbaner - Modena

Con Urbaner abbiamo più volte espresso pubblicamente come andrebbe affrontata la questione, e ci siamo attivati proponendo possibili strade da intraprendere — come abbiamo fatto con PATER – Patrimonio culturale dell’Emilia Romagna (t.ly/AAKKl), con Lodovico Media Library (t.ly/efYhp) o sul sito urbaner.it.
La fotografia, la mappatura e la digitalizzazione dell’opera sono sicuramente uno dei modi possibili: questo processo permette anche di analizzare l’evoluzione che non solo l’opera, ma anche il suo supporto stesso può avere nel tempo.

Un altro tema riguarda il modo in cui, col passare del tempo, il muralismo contemporaneo stia diventando un ingranaggio del processo di gentrificazione e turistificazione delle città. Anche i cosiddetti “street art tour”, spesso dedicati a opere realizzate su commissione o durante i festival, finiscono per spingere nella stessa direzione: i quartieri decorati da murales diventano attrattivi per turisti e investitori, con il rischio — e in molti casi la certezza, come dimostrano Shoreditch a Londra o Wynwood a Miami — di espellere le comunità originarie.
Sempre più spesso ciò a cui si assiste è un semplice “abbellimento urbano” — un tempo lo si sarebbe chiamato decorazione — dove la pittura serve a mascherare disuguaglianze e problemi strutturali, o a creare photo opportunities da condividere sui social.
Per questo Urbaner non si occupa della realizzazione di murales e, anzi, vorrebbe promuovere una piattaforma che ne regolamenti la produzione, affinché se ne facciano meno, ma con maggiore attenzione alla qualità — nel senso più ampio del termine — e al loro destino nel tempo.

Per concludere, vorremmo riportare due esempi che conosciamo da vicino e riteniamo abbastanza emblematici quando si parla di riconoscimento e tutela di un’opera realizzata nello spazio pubblico da artisti appartenenti a questo tipo di correnti.

Nel 2016 il collettivo tedesco Zelle Asphaltkultur realizzò un intervento sulle ex Fonderie di Modena, visibile dalla linea ferroviaria Milano-Bologna, dalla tratta locale Modena-Sassuolo e dal cavalcavia di via Ciro Menotti. L’opera, ispirata ai poster “” della propaganda fascista, ne riprendeva l’estetica sovvertendone il significato, inserendosi in un ciclo dedicato ai simboli delle dittature europee del Novecento. Le fotografie dell’intervento furono acquisite dall’allora Galleria Civica di Modena, mentre l’opera originale — riconosciuta come opera d’arte contemporanea tramite una delibera del Consiglio comunale — venne distrutta durante la ristrutturazione dell’edificio. Gli artisti avevano espressamente chiesto che non fosse tutelata: l’evoluzione e la possibile scomparsa facevano parte del progetto stesso.

L’altro caso riguarda Ad perpetuam rei memoriam, realizzata da Eron nel 2017 per le celebrazioni dei 2200 anni dalla fondazione di Mutina, su una parete dello storico Palazzo Santa Chiara (via degli Adelardi 4). L’opera evoca la memoria delle origini romane della città e il significato del luogo che la ospita: richiamando i monumenti antichi, l’artista affida a una colomba un messaggio simbolicamente dimezzato — come la parete distrutta dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale — e incompleto, come il cammino verso la pace.

Al termine della realizzazione, Eron firmò l’opera apponendo la sua tag nella parte bassa della parete. Quest’ultima, già coperta da altre scritte e tag, venne successivamente ripulita da un’associazione modenese. Non consapevoli del valore dell’intervento, i volontari scambiarono la firma di Eron per un atto vandalico e la cancellarono in nome del decoro urbano.