“Vandalismo culturale”. Collettivo FX e Zelle Asphaltkultur in mostra a Modena

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Attraverso le opere del Collettivo FX (IT) e Zelle Asphaltkultur (DE), “Vandalismo culturale – Cultural vandalism” racconta il filo rosso che collega le politiche securitarie, da molti anni unica risposta a problematiche relative all’integrazione, alle disparità sociali, alla marginalità, alla propaganda militarista che, oggi più che mai, permea la comunicazione di massa.

La mostra ha inaugurato domenica 7 aprile presso Hobo – Spazio Urbano, in via Carteria 104 a Modena, e terminerà domenica 28 aprile 2024, con la possibilità di visita su appuntamento contattando la galleria. A questo link è possibile consultare il catalogo della mostra in PDF, disponibile in fisico a un prezzo simbolico presso la galleria. Nei prossimi giorni verrà inoltre pubblicata una ristampa del catalogo arricchita da disegni originali di Collettivo FX, e potrete acquistarla direttamente sullo shop di Hobo – Spazio Urbano, dove troverete anche altre pubblicazioni. Tutte le vendite aiutano a sostenere l’attività della galleria, che potete supportare anche con una donazione libera su gofundme.

 

Vandalismo Culturale. Mostra di Collettivo FX e Zelle Asphaltkultur presso Hobo spazio urbano a Modena

 

Dal testo di Pietro Rivasi

Con la serie “See something, say something”, il collettivo FX sottolinea come, ricorrendo a strumenti quali il “controllo di vicinato”, non si faccia altro che delegare funzioni che dovrebbero essere esclusive pertinenze di personale altamente specializzato e fomentare sentimenti di sospetto all’interno di quartieri nei quali i cittadini vengono esplicitamente invitati a spiare, chiusi nelle loro case, ciò che accade fuori, alla ricerca di ogni devianza rispetto a una presunta e mutevole normalità.

Un vero e proprio vandalismo culturale che non fa altro che danneggiare una società già messa alla prova da diseguaglianze economiche sempre più marcate, disgregandola ulteriormente.

Guardare con sospetto i vicini di casa è qualcosa cui da sempre i governi autoritari, che possiamo identificare con le anonime divise indossate dai soldati della serie “Retreat”, spingono i loro cittadini per esasperare il controllo che hanno su di loro, uno dei tanti tasselli che concorrono a plasmare una platea sempre più docile a una retorica secondo la quale c’è sempre un “nemico” da “combattere”. E nell’attesa che ce ne sia uno da sfidare con armi ed eserciti, si indottrina l’opinione pubblica creandone a tavolino, sfruttando ora le migrazioni e domani una pandemia pur di raggiungere lo scopo.

 

Cover di Vandalismo Culturale. Mostra di Collettivo FX e Zelle Asphaltkultur presso Hobo spazio urbano a Modena

 

La serie in progressRetreat” nasce invece da un intervento improvvisato di Zelle Asphaltkultur e Collettivo FX in un non-luogo lungo la ferrovia Reggio Emilia – Milano. Un esercito di soldati realizzato a quattro mani senza alcun bozzetto preparatorio o pianificazione, sembra camminare in una direzione precisa, come se si stesse dirigendo da qualche parte: potrebbe essere un’invansione, ma al contrario è una ritirata, a simboleggiare la sconfitta del genere umano nel ricorso all’uso delle armi. Il dipinto dell’estate del 2023 ha poi dato vita a cicli di opere realizzate indipendentemente dai due collettivi, ben riconoscibili nello stile e legate dalla comune origine concettuale.

I bozzetti preparatori, le foto dei dipinti realizzati su infrastrutture urbane, così come i cartelli rimossi dalla strada ed utilizzati come supporto, sono densi di significato politico: di fronte al vandalismo culturale di istituzioni che tradiscono costituzione e mandato, quello che per la legge è vandalismo, termine con il quale li codice penale etichetta gli imbrattamenti o la soppressione di segnaletica, acquista nella poetica degli artisti una valenza positiva e diviene un invito all’azione diretta. Un inno al conflitto creativo in risposta alla retorica di una legalità svuotata di ogni significato, quando non esplicita- mente strumentale alla manipolazione dell’opinione pubblica.

 

Vandalismo Culturale. Mostra di Collettivo FX e Zelle Asphaltkultur presso Hobo spazio urbano a Modena

 


 

“Zona controllo di vicinato”

Testo a cura di Pietro Tarozzi

Li avrete sicuramente già visti in giro, all’ingresso dei paesi e nelle principali vie dei quartieri residenziali delle città. Sfondo giallo, caratteri neri. Solitamente vi è rappresentata una famiglia con al centro la figura stilizzata di un poliziotto. Sono i cartelli “zona controllo di vicinato” e al primo sguardo sembrano avere la stessa funzione dissuasiva di un “attenti al cane” o di un “area videosorvegliata”. Ma cosa sono? I cosiddetti “controlli di vicinato”, in Italia, cominciano ad apparire intorno alla fine degli anni 2000, a fare da apripista un piccolo paese in provincia di Varese appena a ridosso dell’hinterland milanese. Sempre da quella zona, nell’aprile del 2015, si costituisce anche l’Associazione Controllo del Vicinato che registra e protegge con copyright sia il nome “Controllo di Vicinato” sia il logo che appare sulla maggior parte dei cartelli spuntati in questi anni.

Dalla metà degli anni ‘10, passano pochi mesi prima che anche a Modena comincino a strutturarsi i primi gruppi, su impulso diretto del Comune. Siamo nel 2016 e anche la nostra città accoglie quella novità che sul sito del Comune verrà poi pubblicizzata come “sperimentazione di nuove sinergie tra Comune di Modena e cittadini per migliorare la vivibilità e la sicurezza urbana”, un po’ come se questa “sperimentazione” rispondesse direttamente ad una potente esigenza sociale precedentemente espressa e non ad un format associativo preso e importato direttamente con tanto di copyright. Sono anni quelli in cui, nella nostra città, nella maggior parte dei casi, le uniche risposte concepite dall’amministrazione alle richieste sociali realmente manifestate sul territorio oscillavano dall’indifferenza ai manganelli della polizia. Dalle lotte per la casa, agli scioperi nel distretto delle carni, fino alle proteste che sorgeranno di lì a poco contro i rinnovati progetti di cementificazione della città e del suo territorio, di “sinergie” tra Comune e cittadini “per migliorare la vivibilità” di questi ultimi se ne incrociavano ben pochi…

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PIETRO RIVASI

Curatore indipendente specializzato in arte urbana, membro del comitato scientifico di Urbaner; dal 2002 collabora con artisti, gallerie, brand e case editrici come Francesco Barbieri, Giorgio Bartocci, Alonso Alcalde, MosesTaps™, Zelle Asphaltkultur, Alex Fakso, Grog, Whole Train Press, Tramontana Magazine e Flight Mode.
Vive e lavora a Modena.

 

HOBO SPAZIO URBANO

Lo spazio di via Carteria 104, affidato dal Comune di Modena – Assessorato alla Cultura attraverso il Bando pubblico “Carteria 26+104” all’Associazione Culturale Stoff con le progettualità e le finalità del progetto Dedalo, motore di un’azione progressiva di rigenerazione urbana e sociale in una zona del centro storico di Modena, ha riaperto le porte alla città grazie a una ricca programmazione artistica e culturale.

HOBO – Spazio Urbano è la veste con cui lo spazio si presenta al pubblico, grazie alla preziosa collaborazione con Gianmario Sannicola, a cui viene affidata la cura della programmazione artistica dello spazio, e a URBANER – Culture Urbane Emilia-Romagna, progetto nato nel 2020 dalla volontà dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Modena di riconoscere e valorizzare le culture che si formano in ambito urbano e che, in una prospettiva estetica, sociale e antropologica, generano talenti e tendenze in diversi campi.